“Homo Sapiens” e “Ignosco” a confronto

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Autore: Sarossa (Salvatore D’Auria)

Opera1: Homo Sapiens

Opera2: Ignosco

Comparazione e commento a cura di: Giovanni Di Rubba

 

Interessante il confronto tra due opere del maestro Sarossa, “Homo Sapiens” ed “Ignosco”.

Le stesse possono essere lette in maniera conseguenziale e sembrano tra loro imprescindibili, come un continuum creativo, una sequela di immagini e di pensieri che scaturiscono dalla lettura complessiva delle stesse. E già i colori sono segno di ciò, non può non apparire una costanza, una similitudo cromatica, una opacità in entrambi i lavori che, tuttavia, è sapientemente interattiva e progressiva nel confronto. Grigio, ocra, smeraldo.

Stuzzicante mettere l’una accanto all’altra e notare come nella costanza cromatica vi sia una evoluzione, una tensione, un ascendere dell’essere umano, che nella staticità del suo esser sé in divenire illumina quasi quella sfumatura opaca, ma senza rinnegarla, soltanto potenziando il massimo di ciò che ha per divenire, finalmente, consapevole di sé e raggiungere un tassello superiore, una luce che già vivida era, ma che attraverso la meditazione e ciò che vedremo di qui a breve si potenzia. Non evoluzione, ma presa di coscienza, e nella consapevolezza acquisita mutamento statico ed armonia. Essere armonico, ovverossia essere al proprio posto nel mondo e poter così contribuire alla grandezza del creato.

Si parte da “Homo Sapiens”, albeggia di lontano una nuova aurora, partendo da destra il cielo subisce una sfumatura crescente e variabile, da un ocra più oscuro ad uno più chiaro, quasi limpido, con una complessità genealogica, al centro una luce, il bianco della trasformazione, come fulmine evolutivo, come scintilla primordiale della ragione, del sé e dell’amore, del prendere le redini della propria vita. Il paesaggio è brullo, una tipica savana del Pleistocene e al centro, quasi in prossimità della luce creativa celeste e luminosissima, un ominide, ancora scimmiesco ma in atto pensante, quasi contemplativo, come se rimuginasse della luminescenza vivida di cui è investito senza tuttavia riuscire a capire, ma con un’aria non perplessa, a tratti serafica. Egli è illuminato ma non ancora ha raggiunto la consapevole sapienza, non ancora ha raggiunto l’armonia, la luce divina è uno sprono, ma l’atto conoscitivo deve acquisirlo in pienezza valorizzando i propri talenti, non rimanendo inerte. La teofania è intuito che non può però prescindere dal continuo pensare, creare ed innovare. E questo lo si trova alla sua destra, in sezione aurea del dipinto, è la sfera. Il simbolo oltrista della conoscenza. È lì, a due passi, lì per liberarlo dalla prigionia dell’ignoranza. È lì eterea e sospesa, è lì il monolite sapienziale. È lì, ma il maestro Sarossa cattura l’attimo, abilmente, in cui riceve l’illuminazione ma non si volta, ancora, a rimirare quella sfera di conoscenza. È lì nell’attimo prima, è lì pronto ad utilizzare gli utensili, ad agire comunitariamente liberandosi dai sui individualismi, che, come gli alberi a guisa di giunco, sembrano tenerlo prigioniero.

E prima di voltarsi verso la vibrante perfezione armonica della gnosi a cosa pensa questa figura scimmiesca in atteggiamento da filosofo, in meditazione sciamanica? Ecco fa la sua comparsa il secondo dipinto. Ignosco. Ignosco che in latino significa perdono, ma che ha anche una chiara derivazione greca, conosco, ed al tempo stesso essere, quindi sono. Ignosco: perdono, conosco, sono. Consapevolezza. La scritta compare in verticale ed alla destra c’è una figura femminile, statuaria, quasi monolitica ma non reificata, vivente, vero e proprio idolo che sostiene una imperfetta e rosea sfera, a guisa di palloncino con laccetto che cade tenero. La scritta è sullo smeraldo ed è d’oro, è preziosa e custodita su muro prezioso e sempre eterno, sempre vivo, immortale rosmarino. Un muretto che custodisce, dunque, come cofanetto, quella parola, quella gioia, quella trinitaria affermazione unitaria, Ingosco. Perdono, conosco, sono. E’  ciò che pensa e ciò a cui giunge l’homo sapiens prima di voltarsi verso la sfera, ed è ciò che il divino lucente, apparso fulmineo nell’ocra del cielo gli dona subitaneo, teofanicamente.

La donna. Che è vibrante e statuaria, che è fissa e mutabilmente perfetta nel suo apparire come un idolo marmoreo del tutto peculiare, a gambe incrociate, nell’atto del movimento, con la sfera eterea rosa vividissimo a mo’ di leziosia. Che campeggia su delle nubi, essere divino. Con l’amore che è imperfezione. È questo il dono. La donna. Il mezzo di accesso alla sfera del primo dipinto. Non possiamo voltarci, non possiamo essere consapevoli senza questa messaggera divina, senza questa portatrice di grazia. Colei che ci innalza e ci fa rimanere comunque coi piedi in terra, che ci fa spiccare il volo solo se comprendiamo i nostri limiti, che ci libera da ogni prigionia solo se capiamo che sapere non è potere, che conoscenza non è perfezione, che la vera armonia sta nelle nostre piccole imperfezioni, nel nostro umile dire, sussurrando, perdono, conosco, sono. la donna qualifica e dà vita all’homo sapiens che può finalmente voltarsi ed evolversi. Ma che mai dovrà dimenticare tale teofania, che mai dovrà dimenticare l’essenza femminile delle cose e di sé se non vuole divenire un mero individuo dotato di raziocino, un cinico calcolatore, uno sfruttatore degli altri, se non vuole cadere nella superbia, nella cupidigia, fino alla lussuria, al considerare l’altro merce, cosa, non persona, a considerare la donna oggetto. L’illuminazione divina e subitanea, ecco la riflessione! L’homo accede alla sfera, può voltarsi, ma mai deve dimenticare tale immane immagine di umiltà. La donna generatrice e salvatrice. Essenza stessa del tutto. L’Ignosco, nelle sue triplici sfumature.

 

dottor Giovanni Di Rubba

 

 

Commento di Dario D’Auria, laureato con una tesi sull’Oltrismo

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( Dario D’Auria dopo essersi laureato con una tesi di laurea su “Sarossa: arte e moda una sinergia possibile”)

 

Qualsiasi cosa la mente di un uomo possa concepire e credere, la può ottenere.

Partendo da questo presupposto mi sono servito dell’Oltrismo per scoprire una nuova sinergia. La sinergia è un legame indissolubile che permette di legare due discipline diverse, affinché si abbia un unicum, destinato a scoprire un nuovo percorso.

Sarossa, arte e moda una sinergia possibile. Questo è il nome di un progetto creativo volto a veicolare l’arte attraverso la moda.

L’obiettivo è quello di creare un nuovo brand, che sappia comunicare e trasmettere l’arte contemporanea attraverso delle collaborazioni (partnership) con giovani e affermati artisti. Sarossa (R).

 

Claymor alias Dario D’Auria

Commento all’Oltrismo di Antonio Marchese più critica di Floriana D’Auria

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(il Maestro Antonio Marchese)

 

A volte quando dipingo il mio corpo mi pesa e la mia mente va al di là della terza dimensione, attraverso uno stato conscio di pazzia, che mi trasporta in un mondo alieno, dove la coscienza ha un significato a noi sconosciuto: il raggiungimento di uno stato superiore di conoscenza e armonia.

Questo mio modo di dipingere è lo strumento con il quale esprimo la mia fantasia, il mio stato d’animo. Ho la sensazione che, quando inizio un lavoro, i colori che scelgo si mescolino man mano da soli, dando vita a qualcosa che sorprende me stesso e che nasce dalla spontaneità e, spesso, dalla casualità.

Protagonista è senz’altro il colore, forte, brillante, con differenti densità, che subisce l’influenza della luce che lo rende mutevole.

Il mio approccio con la pittura è di sperimentare tecniche diverse, aggiungendo ai colori anche materiali diversi, come il legno, sassi, ed altro.

 

Maestro Antonio Marchese

 

 

Critica artistica a cura di Floriana D’ Auria:

Il maestro Antonio Marchese  è uno degli esponenti di spicco del movimento artistico contemporaneo dell’Oltrismo.

Il suo linguaggio spazia dall’astratto materico che traduce l’ impeto del suo tratto, a passaggi figurativi e tratti solidi che inglobano pezzi di realtà.

Marchese vuole andare oltre i movimenti astratti più noti per essere libero di superarsi e abbracciare nuovi espressionismi per raggiungere il suo equilibrio e la sua armonia. L’uso del colore, abbondante, materico, lavorato di getto e senza pennelli, diventa in alcuni casi scena di un teatro naturale, dove elementi raccolti dalla realtà empirica, diventano protagonisti della realtà soggettiva, inventata e creata dalle sue mani.

Paesaggi di colore, combinazioni casuali e dripping, incontrano mito, storia, cultura a concetti propri dell’ oltrismo.

Lo sgomento del sentirsi infinitamente piccoli in confronto all’infinitamente grande, in confronto all’ immenso, all’infinito… l’essere umano al confronto con l’altro, con l” oltrismo “.L’ Oltrismo di Antonio Marchese si esprime in modi nuovi ed inconsueti, spaziando nell’astratto del suo pensiero fino ad abbracciare la materia della natura, che viene chiamata in gioco ed entra fisicamente e prepotentemente a dare forma all’idea. Oltre il pennello le mani, oltre il pensiero la pietra, oltre l’uomo l’effige statuaria di echi classici, riportata nel contemporaneo per attribuirle nuovo slancio futurista.

Nell ‘opera “Percorsi” su un contrastante intenso colore di fondo, si rincorrono meandri contorti, un percorso a ostacoli, dominato dalla forza di superarsi e trovare l’uscita dal labirinto, andando oltre.

 

Floriana D’ Auria

 

Commento all’Oltrismo di Sergio Sperlongano (Gost)

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(il Maestro Gost alle prese con un suo lavoro)

 

La corrente artistica dell’Oltrismo si basa sulla semplicità. La conoscenza a 360° di tutto quello che ci circonda, sulla capacità della creatività di evolversi e superare i propri limiti ed ambire all’armonia.

Ad esempio: io quando vedo un fulmine nel cielo, non vedo il fulmine ma mi domando da cosa sia composto e quali forze lo abbiano generato.

Gli oltristi non dipingono la realtà ma dipingono il mondo che loro sognano ed in cui vorrebbero vivere. L’Oltrismo è sapienza, saggezza, emozioni allo stato puro, dialogo, ironia, è come l’universo profondo e tutto da scoprire, i dipinti degli oltristi non sono superficiali e freddi, ma sono discorsi logici che portano l’osservatore a riflettere, “un’immagine vale più di cento parole, perché l’immagine resta impressa nel subconscio, mentre cento parole potrebbero essere dimenticate”.

Posso definire l’Oltrismo come la madre di tutte le correnti artistiche, perché si basa sui sogni ed i sogni sono una parte della nostra vita in cui ci sentiamo veramente liberi di esprimere le nostre emozioni, di superarci, di andare oltre.

 

Maestro Gost (Sergio Sperlongano)

Commento all’Oltrismo di Giovanni Di Rubba

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(Giovanni Di Rubba)

 

L’Oltrismo, corrente artistico- culturale fondata dal Maestro Sarossa, cerca una “quarta via”, la possibilità dell’uomo di essere differente dall’inanimato non per superficiale coscienza ed identità ma per l’agire irrazionale.  Agire irrazionale alla base della natura umana, l’ essere cioè contro la natura stessa e, in un agire fuori da logiche darwiniane e strettamente sociali, dall’homo homini lupus di hobbesiana memoria, divenire uomo pensante comunitario, trovando nel donare sé incondizionatamente ed irrazionalmente all’altro, la sua ragion d’essere e la sua evoluzione da individuo a persona, tale perché si riconosce solo nelle formazioni sociali, nell’incontro, nella condivisione.

Alcune costanti delle opere artistiche oltriste sono la rappresentazione di una terra, spesso brulla, infondata, non coltivata, arsa dallo sfruttamento. È a tutti gli effetti l’inferno dell’uomo di oggi, morto tra morti, lobotomizzato da stendardi economici, dal consumismo, dallo sfrenato capitalismo. Nulla è, nulla salva, nulla germoglia,  neanche una Ginestra vesuviana di Leopardiana memoria. Il mondo è immerso dalla malvagità, la giustizia terrena sempre più distante da quella divina. Il Dio misericordioso che ha affidato a noi un giardino, si ritrova tra le mani un deserto. Aspro il cammino, tanti gli ostacoli, non solo e non più lontani, non solo i monti, che ci chiudono nel nostro mondo ma ci danno la speranza di un altrove migliore, tanti anche gli ispidi poggi, sul terreno, a noi vicini, non insormontabili ma infidamente acuminati. I monti hanno una duplice funzione allegorica, rappresentano i nostri limiti, quelli da superare per andare altrove, spiccare il volo e trovare finalmente noi stessi. Un muretto facile da oltrepassare ci riporta a quella asprosa situazione dell’esistente. Il Dio misericordioso è lì da qualche parte, oltre i monti, ma noi lo abbiamo dimenticato, lui, che era ed è a nostra immagine e simiglianza, è stato trasformato e modellato a nostro piacere, padrone della finitezza, nobile di alto rango della sfioritura del nostro mondo, che punisce e vuole far credere che l’uomo sia destinato a soccombere, a perire, ad invecchiare, e , con esso, la caduca natura stessa. Ma la speranza resta, possente,  una sfera, simbolo del divino perfetto perché irrazionalmente macchiato dall’errore evolutivo, dall’apertura spirituale alla realtà sovrasensibili, iperuranica, tensione d’assoluto, profumo d’ infinito. La sfera è l’ultimo dono offertoci da Dio, dalla Madre Terra, padrona di ogni sapienza, regina di ogni umiltà. Al di là di egoismi e danaro, tale sapienza umile, tale desiderio imprescindibile di un nostro alius sublime più che perfetto, bello solo perché buono, è la nostra ultima ancora, la nostra salvezza, il nostro donarci all’eternità, perché il tempo, la vecchiezza, la morte, non sono che illusioni e siamo noi a sceglierle, siamo noi liberamente a decidere di essere preda della mediocre brama di danaro e potere. Unica ed ultima salvezza per il genere umano è squarciare questa illusione di perimento e, uniti in un unico abbraccio, aprirci alla sapienza, e per far ciò occorre l’amore, solo un cuore innamorato cerca incessantemente la sapienza, sotto forma di bellezza, vera ed unica verità possibile. D’altronde il desertico ocra dei colori rappresenta il deserto, da sempre simbolo di un cammino di sofferenza e rinunce per raggiungere la purificazione, ed in altre rappresentazioni anche il mare rappresenta tale percorso di ascesi ed illuminazione spirituale, superare il metilene degli abissi, accedere al cobalto delle prove, giungere finalmente al turchino della grazia. E, l’eterno amore che tutto move, può portarci al di fuori delle nostre sofferenze, aprirci a noi stessi e agli altri col coraggio di cambiare, di accettare ogni vessazione e patimento come transito verso un giardino pullulante di fiori germogliati asciutti, un paradiso lezioso e candido, un al di là da sé che, conservando nel nostro animo la predisposizione e l’incessante desiderio di ricerca, potrà farci intuire, già qui ed ora, da subito, illuminati dallo spirito del mutamento, l’essenza del divino.

L’Oltrismo, come corrente artistica, per aprire l’uomo alla spiritualità, meglio, per indicare la strada al fruitore, che poi avrà un sua personalissima evoluzione, che non esclude l’altro ma lo ricomprende in una ottica comunitaria e spirituale contrapposta sia all’edonismo, sia al fanatismo settario religioso, sia anche ad una spiritualità egoistica, utilizza categorie del passato, della gnosi, perfezionamento ottenuto attraverso la conoscenza, reso manifesto attraverso la contemplazione artistica.  Le arti liberali poi, trivio e quadrivio, ma anche simboli alessandrini ed orientali. Il tutto miscelato ad una attualità non escludente, che abbraccia ed accoglie ogni espressione artistica, sia strictu sensu, sia letteraria, ad esempio l’etereismo poetico di Giovanni Di Rubba, l’oltristico Astrattismo Onirico e Cosmico di Antonio Marchese, così come il Primitivismo Postatomico di Sergio Sperlongano, alias Gost, o il Paesaggismo Partenopeo Simbolico di Lino Chiaramonte, alias Pach. Cogliendo l’etereo dall’arte, l’Oltrismo  ci apre a contemplare, nell’arte stessa, l’impronta del divino, mano di un artefice, artista o poeta, che a simiglianza di Dio crea il bello, una bellezza che può essere contemplata solo ad un cuore innamorato, “al cor gentile rempaira sempre amor”. L’amore, che è cortese, che è gentile, cerca incessantemente questa bellezza perché, in essa, trova la bontà, la grazia, il kalos kai agathos.

L’Oltrismo, come corrente artistica d’avanguardia, apre una di queste porte, e si apre a sua volta ad ogni voce artistica che cerchi il suo “altrove immanente che lo trascende” nell’arte. Con la fruizione del bello e l’esaltazione della gnosi, l’oltrista, seguendo vibrazioni eteree, cerca di giungere  ad una spiritualità nuova, ad un nuovo uomo, all’Oltre.

dottor Giovanni Di Rubba

Presentazione dell’Oltrismo a cura del fondatore, Maestro Sarossa

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(Sarossa alle prese con un suo lavoro)

 

L’ Oltrismo reinterpreta in maniera personale l’Arte come concetto globale, adottando tutti i movimenti già noti e andando oltre gli stessi, in una dimensione nuova. La dimensione dell’Armonia.

La creatività è il motore che muove la sua mano, la fantasia il luogo dove ambienta i suoi paesaggi, la conoscenza il mezzo per tirare fuori quello che ha dentro, l’Armonia il fine. Una miscellanea di stili affrontati a carte scoperte e con sapienza, quasi una sfida a viso aperto, sapendo che ogni tematica ritrattata con la sua Arte è soggettiva.

L’uomo diventa protagonista di un’Arte che va oltre, consapevole della sua esistenza nel mondo come Armonia del tutto. E’ come un maratoneta che prima davanti al traguardo si ferma per dare la vittoria al secondo, così vince anche su se stesso.

L’Oltrismo è questo: andare oltre il movimento utilizzandone mezzi affini, ma con un potenziatore di base, un’arma segreta e personale, che sposta l’attenzione dall’oggetto al soggetto, il messaggio di Armonia.

Costruisce alfabeti, segni ricorrenti, simboli iconografici, con cui articolare i suoi discorsi per renderli fruibili agli occhi dell’osservatore di qualsiasi razza, colore, religione e credo politico, convinto che il linguaggio figurativo sia insito nell’essere umano come un istinto primordiale che dà l’impulso di vita.

La visione dell’Oltrismo è quella di un atleta, di un tuffatore che spicca il suo salto più bello da un trampolino visto al contrario, contro la forza di gravità, i luoghi comuni, gli eventi scontati, aprendosi verso l’infinito, verso sensazioni percettive tutte da scoprire, verso l’ignoto che si rivela più semplice nella soluzione dell’enigma che si pone a livello retinico-cognitivo.

Parole chiave: religione e esoterismo, alchimia e mistero, storia e filosofia, passato e futuro, caos e Armonia. Per andare oltre non basta la sola creatività ma la capacità della creatività di divenire, cambiare, di superarsi per raggiungere l’Armonia.

Raggiungere un equilibrio mentale capace di carpire l’intuizione dell’essere sopra la follia. Oltre gli ostacoli, oltre le montagne, oltre le barriere, oltre i baratri, oltre il muro della solitudine moderna, l’Arte si impone come Arte per l’Arte, definisce l’essere nel mondo attraverso la conoscenza intuitiva e percettiva dell’artista. L’Armonia è una dea che gioca a nascondino, il suo è solo un gioco e le piace di essere trovata, di essere scoperta con sorpresa anche in luoghi e tempi e modi inaspettati.

 

Maestro Sarossa (Salvatore D’Auria)

Manifesto dell’Oltrismo

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Per andare oltre non basta la sola creatività,  ma è la capacità della creatività di divenire cambiare e di superarsi, per raggiungere l’armonia.

L’Oltrismo è un equilibrio in continua vibrazione, posto tra la follia e la razionalità. Come una bilancia in continua altalena, dove in un piatto c’è la follia, e nell’altra la razionalità. E’ quella forza che ci aiuta a superare gli ostacoli della vita, ed a condurci oltre, verso l’armonia. E’ come in natura che dal caos primordiale si giunge sempre ad un equilibrio che non è mai definitivo. I nostri lavori sono il frutto delle nostre scelte, che possono e devono andare oltre verso l’armonia. L’Oltrista è il libero arbitro delle sue azioni nel rispetto della vita che c’è stata donata, nel rispetto della natura che ci ha accolto e dell’ambiente che ci circonda, e nel rispetto di tutti gli esseri viventi, e del nostro pianeta, e dei nostri fratelli terrestri. L’Oltrista non permetterà mai alle proprie insufficienze di recare offesa alle arti. L’Oltrista ha sete di conoscenze per favorire ed aprire il percorso verso l’armonia, con le soluzioni più sagge ed opportune. L’Oltrista non critica le scelte di altri artisti che si esprimono in contrasto con loro, ma prova solo indifferenza verso chi cerca espressioni violente e volgari e offensive pur di farsi pubblicità, noi non commercializziamo il nostro essere, ma lo nutriamo di nuove conoscenze e andiamo oltre, per la nostra strada tutta da scoprire ma benevola e materna. L’Oltrista è convinto di non poter mai superare l’immensa bellezza della natura, ed è ancora più convinto che può convivere con essa e dare il proprio contributo di bellezza ed armonia con grande umiltà.

SAROSSA

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L’Oltrismo si vuole porre all’interno del panorama contemporaneo come un movimento artistico e culturale che guardi all’arte e al mondo intorno a noi in maniera innovativa, superando il proprio punto di vista per andare ad un livello superiore, Oltre..L’Oltrista ha qualcosa da raccontare, e’ qualcuno che non si lascia appiattire e schiacciare dall’incomunicabilita’ dell’epoca dell’interconnessione globale, ma torna a dire la sua, utilizzando un linguaggio diverso e versatile e che vuole raggiungere l’armonia. E’ la ricerca, il ritorno alle radici, il figurativo che richiama il simbolico e l’onirico, l’astratto che interroga, l’emblema che richiama e ricorda. Sfugge alla regola fissa, spazia nel campo della pittura, della scultura, della moda e della poesia, si arricchisce della scrittura, del pensiero, della reciproca stima e condivisione benevola di obiettivi e modi di vedere. L’oltrista e’ colui che non ha paura di richiamare radici storiche e antichi miti ma nella sua opera reinventa il passato in chiave moderna, arricchendolo di significati e connessioni contemporanee e futuriste, al di la’ di schemi fissi e ideologie stereotipate.
Non cerca lo scandalo e lo stupefacente, non vuole essere l’arte contemporanea incomprensibile e poco emozionante, provocatoria sempre troppo e comunque, cervellotica e spesso fine a se stessa… ma ricerca il piacevole, il bello, cio’ che arricchisce l’animo e distende il pensiero, quello che l’artista crea in quanto tale, per un bisogno fremente che lo spinge ad essere artista stesso.
L’artista ha infatti la necessita’ di produrre, di materializzare l’impulso ancestrale che abita in lui stesso, come bere o mangiare, l’arte equivale al respirare.
Floriana D’Auria.

 

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