ST acrilico tempera su cartoncino

antmarc

 

Autore: Antonio Marchese

Materiale e tecnica: acrilico tempera su cartoncino

Dimensioni: 50X70

Commento a cura di: Giovanni Di Rubba

 

 

L’oramai quasi costante ambientazione siderea del maestro Antonio Marchese ci immerge in una dimensione del tutto, in una allocazione spaziotemporale statica ed eterna. La percezione è quasi musicale, un aggraziato vibrare pitagorico, un silente e prolungato suono ci pone in una realtà meditativa e di quiete.

I colori sono pacati, siamo nell’universo rappresentato staticamente, come dicevo, ma che è al di là e dinamico proprio grazie alle variazioni cromatiche. Dividendo in due il dipinto notiamo uno spazio siderale ambivalente, il classico universo così come lo immaginiamo, a destra, un ammasso di stelle e nebulose, fisse, immobili, alla estrema sinistra, a destra e per gran parte del paesaggio, un pullulare di colori sì siderei ma quasi vividi, dinamici, che sorgono illuminati da una sfera, collocata alla estrema destra in alto, che campeggia. Una luna bianchissima, una essenza femminea che dona amore, brio all’etereo, che dà vita alla ragione, non frutto di mero raziocino ma nemmanco da esulare, da collocare come contorno, come elemento essenziale ma non sufficiente per il raggiungimento della armonia. C’è, insomma, l’essenza apollinea e gran parte di quella dionisiaca nell’intero contorno. Contorno su cui si appoggia il punto focale ed essenziale, al centro del dipinto, l’essenza sintesi delle due, quella ermetica, la sfera.

La sfera simbolo di conoscenza. Monolite etereo, eterno e mutevolmente perfetto, luminosissimo. Il verde che sembra quasi connotare una dimensione a noi conosciuta, quella dello spazio terrestre e sublunare, come a formare i continenti purissimi, smeraldini, verdi, emblema della natura, del sospiro panista. La natura di cui siamo custodi, la natura che nasce dall’azzurro primordiale e primigenio, genealogico del tutto, che domina la sfera e che si estende intorno, come a formarne un’aura, un respiro divino, un’aura che non è mero contorno ma che sembra condurre la sfera stessa in una dinamica in cui ciò che genera è al tempo stesso generato, ciò che avviene e si manifesta promana dall’essere e al tempo stesso lo crea, modella, accompagnandolo in un lieto navigare.

Tale sfera che, come è costante nell’Oltrismo, rappresenta la conoscenza, il bagaglio donato dalla divinità all’uomo per giungere attraverso la grazia all’armonia facendogli riscoprire le sue potenzialità e la scintilla che in esso alberga,  annulla il tempo e viaggia nel tempo e nello spazio, alla stessa guida del nostro bagaglio conoscitivo, sensibile, razionale, e che si dona all’altro per scoprirsi e che si dona allo stesso tempo all’universo di cui siamo parte e che è parte di noi e che è tutto di noi, custodi di un frammento d’assoluto che è il tutto, custodi dell’oltre, dell’immanente e del trascendente.

Naviga la sfera sapienziale nell’universo con lo scopo di fecondare gli spazi eterni e illuminare ogni essere, ogni cosa, in un gioco di specchi e di scambio reciproco di sapere e di amore, congiunti nella bellezza dell’esistente.

 

dottor Giovanni Di Rubba

nitro su legno multistrato

antonio-marchese

 

Autore:  Antonio Marchese

Commento a cura di: Giovanni Di Rubba

 

“A volte quando dipingo il mio corpo mi pesa e la mia mente va al di là della terza dimensione, attraverso uno stato conscio di pazzia, che mi trasporta in un mondo alieno, dove la coscienza ha un significato a noi sconosciuto: il raggiungimento di uno stato superiore di conoscenza e armonia”. Così esordisce il Maestro Antonio Marchese nel definire il suo contributo all’Oltrismo. L’artista si colloca in una dimensione di  astrattismo primigenio, ancestrale, etereo, sidereo. La sua evoluzione coglie una sfaccettatura peculiare del movimento di Sarossa, quella di descrivere situazioni e stati ultraselenici. Costante è una sorta di primitivismo, semplicità stilistica, che non elude ed anzi esalta la profondità della descrizione dell’esistente. I mondi che attraversa sono lontanissimi ma ad un palmo dal nostro sentire. Il Marchese non si addentra in una realtà tutta nuova, quella del divenire, quella oltreumana ed oltremondana, non scruta i molteplici universi paralleli, non approda in terre nuovissime e sconosciute né tantomeno resta qui, nella nostra realtà sensibile a descriverla in superfice. La posizione del Maestro è in bilico, al limite, sul varco. E lì rimane, sul varco, come guardiano, come plasmatore della essenza di transizione, come colui che indica la via d’accesso all’altrove, all’oltre.

La sua opera è realizzata con nitro su legno multistrato, attraverso una tecnica che ne evidenzia questa caratteristica di indicatore dell’oltre, di Zauberkunstdichter, ossia attraverso il soffio, senza l’utilizzo di strumenti od utensili, ma col fiato umano, col neshama, in una ambientazione ed atmosfera che ci rimanda all’origine dei tempi. Ed il Marchese è un oltrista della genesi, è un descrittore delle origini, della genealogia delle cose, dell’uomo, dell’essere, un descrittore che indica ma non narra. Ciò si evidenzia nelle altre opere, l’acquatica “Origine della vita” o le diverse rappresentazioni di tali varchi eterei, che ne stanno designando una recente evoluzione e caratterizzazione. C’è l’oscurità., il buio primigenio universale e poi la rappresentazione di un varco, un passaggio, un wormhole, verso un nuovo spazio-tempo, una nuova realtà che ci porti ad una più consapevole coscienza e conoscenza del vero e del bello e dell’amore, in una trinità armonica che, per adesso, noi qui intuiamo soltanto e che il Marchese ci fa non scorgere ma di cui ce ne mostra il passaggio.

Tali rappresentazioni sono spesso oscure, si viaggia nel cosmo ma senza percepire la armoniosa melodia delle sfere celesti, il pitagorico vibrare matematicamente perfetto, il neoplatonico  ascolto idealmente perfetto ma solo un rombo sordo, un suonare e audire sorde e mute melodie. Nemmeno è un rissoso rumore, un fastidioso ronzio, una dissacrante baraonda. È il silenzio, il silenzio del passaggio ad una armonia che non è perfezione acordica, puro calcolo e valutazione. Ed in questo silenzio, in una altra opera siderea, Antonio Marchese ha rappresentato Aleppo, silente dopo il bombardamento, terribilmente silente. Così, dopo il frastuono della mondanità, il caos del reale, per ascoltare musica nuova e dolcissima, per cantare colmi di grazia, dobbiamo porci nell’oscuro silenzio e prepararci a varcare, muti, l’accesso alla gioia policromatica e sinestetica del tutto armonico, senza distinzione tra suono, contemplazione visiva, profumo di rose e di viole e di ortensie, perché una volta solcato il passaggio il nostro corpo sarà consciamente connesso alla nostra anima ed al nostro spirito e noi saremo una parte del tutto e tutto ad un tempo ed unicamente ed esclusivamente unici perché non singoli parti del tutto ma Tutto in Unità, seppure e soprattutto perché persone e non individui.

Tale opera è peculiare rispetto alle altre, e potremmo definirla l’opera colma di speranza dell’oltristico astrattismo sidereo, in quanto mentre nelle altre rappresentazione dominava l’oscurità del silenzio di transizione qui non è il corpo muto che parla ma l’anima incosciente che sta per raggiungere coscienza e perciò è conscia della bellezza, amore ed armonia che troverà di lì dal varco. E ciò perché quando attraverseremo il varco divenendo uomini nuovi, oltreuomini, non perderemo quello che avremo fatto, il nostro corpo resterà silente ma la nostra anima ne serberà memoria, a che possa, dopo il passaggio, irradiare tale somma bellezza, amore ed armonia al nostro corpo. Ai margini un blu cosmico, l’anima che ricorda i nostri dolori oramai solo sullo sfondo non perché dimenticati ma perché ravvivati dall’amore, dagli spruzzi rossi che contornano e contaminano il blu che acquista diverse intensità, il mare, il cielo, la meditazione, la ricchezza di spirito, il bianco della purezza. Sino ad avvicinarsi al varco del tunnel, nero ma poi con contorni rossi fino ad intuire, quasi al limite il lucente azzurro.

Questa la rappresentazione artistica del varco, che può condurre l’uomo vecchio, materialista, assetato di ricchezza e gloria terrena, a quello nuovo, cosciente e sapiente perché ama e da innamorato cerca la Bellezza, la contempla e raggiunge l’Armonia, col creato, con gli essenti tutti, animati ed inanimati, con gli altri uomini.

 

dottor Giovanni Di Rubba

 

 

 

 

 

Commento all’Oltrismo di Antonio Marchese più critica di Floriana D’Auria

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(il Maestro Antonio Marchese)

 

A volte quando dipingo il mio corpo mi pesa e la mia mente va al di là della terza dimensione, attraverso uno stato conscio di pazzia, che mi trasporta in un mondo alieno, dove la coscienza ha un significato a noi sconosciuto: il raggiungimento di uno stato superiore di conoscenza e armonia.

Questo mio modo di dipingere è lo strumento con il quale esprimo la mia fantasia, il mio stato d’animo. Ho la sensazione che, quando inizio un lavoro, i colori che scelgo si mescolino man mano da soli, dando vita a qualcosa che sorprende me stesso e che nasce dalla spontaneità e, spesso, dalla casualità.

Protagonista è senz’altro il colore, forte, brillante, con differenti densità, che subisce l’influenza della luce che lo rende mutevole.

Il mio approccio con la pittura è di sperimentare tecniche diverse, aggiungendo ai colori anche materiali diversi, come il legno, sassi, ed altro.

 

Maestro Antonio Marchese

 

 

Critica artistica a cura di Floriana D’ Auria:

Il maestro Antonio Marchese  è uno degli esponenti di spicco del movimento artistico contemporaneo dell’Oltrismo.

Il suo linguaggio spazia dall’astratto materico che traduce l’ impeto del suo tratto, a passaggi figurativi e tratti solidi che inglobano pezzi di realtà.

Marchese vuole andare oltre i movimenti astratti più noti per essere libero di superarsi e abbracciare nuovi espressionismi per raggiungere il suo equilibrio e la sua armonia. L’uso del colore, abbondante, materico, lavorato di getto e senza pennelli, diventa in alcuni casi scena di un teatro naturale, dove elementi raccolti dalla realtà empirica, diventano protagonisti della realtà soggettiva, inventata e creata dalle sue mani.

Paesaggi di colore, combinazioni casuali e dripping, incontrano mito, storia, cultura a concetti propri dell’ oltrismo.

Lo sgomento del sentirsi infinitamente piccoli in confronto all’infinitamente grande, in confronto all’ immenso, all’infinito… l’essere umano al confronto con l’altro, con l” oltrismo “.L’ Oltrismo di Antonio Marchese si esprime in modi nuovi ed inconsueti, spaziando nell’astratto del suo pensiero fino ad abbracciare la materia della natura, che viene chiamata in gioco ed entra fisicamente e prepotentemente a dare forma all’idea. Oltre il pennello le mani, oltre il pensiero la pietra, oltre l’uomo l’effige statuaria di echi classici, riportata nel contemporaneo per attribuirle nuovo slancio futurista.

Nell ‘opera “Percorsi” su un contrastante intenso colore di fondo, si rincorrono meandri contorti, un percorso a ostacoli, dominato dalla forza di superarsi e trovare l’uscita dal labirinto, andando oltre.

 

Floriana D’ Auria