Presentazione dell’Oltrismo a cura del fondatore, Maestro Sarossa

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(Sarossa alle prese con un suo lavoro)

 

L’ Oltrismo reinterpreta in maniera personale l’Arte come concetto globale, adottando tutti i movimenti già noti e andando oltre gli stessi, in una dimensione nuova. La dimensione dell’Armonia.

La creatività è il motore che muove la sua mano, la fantasia il luogo dove ambienta i suoi paesaggi, la conoscenza il mezzo per tirare fuori quello che ha dentro, l’Armonia il fine. Una miscellanea di stili affrontati a carte scoperte e con sapienza, quasi una sfida a viso aperto, sapendo che ogni tematica ritrattata con la sua Arte è soggettiva.

L’uomo diventa protagonista di un’Arte che va oltre, consapevole della sua esistenza nel mondo come Armonia del tutto. E’ come un maratoneta che prima davanti al traguardo si ferma per dare la vittoria al secondo, così vince anche su se stesso.

L’Oltrismo è questo: andare oltre il movimento utilizzandone mezzi affini, ma con un potenziatore di base, un’arma segreta e personale, che sposta l’attenzione dall’oggetto al soggetto, il messaggio di Armonia.

Costruisce alfabeti, segni ricorrenti, simboli iconografici, con cui articolare i suoi discorsi per renderli fruibili agli occhi dell’osservatore di qualsiasi razza, colore, religione e credo politico, convinto che il linguaggio figurativo sia insito nell’essere umano come un istinto primordiale che dà l’impulso di vita.

La visione dell’Oltrismo è quella di un atleta, di un tuffatore che spicca il suo salto più bello da un trampolino visto al contrario, contro la forza di gravità, i luoghi comuni, gli eventi scontati, aprendosi verso l’infinito, verso sensazioni percettive tutte da scoprire, verso l’ignoto che si rivela più semplice nella soluzione dell’enigma che si pone a livello retinico-cognitivo.

Parole chiave: religione e esoterismo, alchimia e mistero, storia e filosofia, passato e futuro, caos e Armonia. Per andare oltre non basta la sola creatività ma la capacità della creatività di divenire, cambiare, di superarsi per raggiungere l’Armonia.

Raggiungere un equilibrio mentale capace di carpire l’intuizione dell’essere sopra la follia. Oltre gli ostacoli, oltre le montagne, oltre le barriere, oltre i baratri, oltre il muro della solitudine moderna, l’Arte si impone come Arte per l’Arte, definisce l’essere nel mondo attraverso la conoscenza intuitiva e percettiva dell’artista. L’Armonia è una dea che gioca a nascondino, il suo è solo un gioco e le piace di essere trovata, di essere scoperta con sorpresa anche in luoghi e tempi e modi inaspettati.

 

Maestro Sarossa (Salvatore D’Auria)

La Valle del Tempo

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Autore: Sarossa (Salvatore D’ Auria)

Commento a cura di: Giovanni Di Rubba

 

L’opera del Maestro Sarossa “La Valle del Tempo”, realizzata su tessuto rosso, è un vero e proprio catturar l’immagine dell’istante che, nella sua pienezza compositiva, assurge a sintesi della rappresentazione viva e pulsante del tempo.

La nostra percezione lineare è qui superata dal frammento, un frammento, una frazione che dà all’immediatezza della rappresentazione una valenza assoluta. Per un attimo l’opera ci estranea dalla nostra coscienza percettiva e ci immerge, rapidi, nella pienezza del sé consapevole. Scorgiamo, finalmente, l’intera storia dell’umanità, una storia rappresentata con una semplicità profondissima che dà all’opera stessa una “dinamicità statica”. Non si tratta di una semplice descrizione della sensazione istantanea che possiamo percepire in una elevata meditazione ma, l’abilità dell’artista, consente di mostrarci da un lato la graziosa sintesi di passato, presente e futuro della nostra specie, con particolare riguardo alla cultura, ciò che ci evolve in una continua ascesi contemplativa del nostro sé divino e, dall’altro il percorso per raggiungere tale dimensione contemplativa e cosciente.

Tre i colori dominanti, tre più la luce, ed ognuno rappresenta una realtà descrittiva che tuttavia non può prescindere dalla visione d’insieme. Domina il rosso del tessuto, che subito risalta agli occhi del fruitore, ma   le sagome, di un ocra schiarito, per prime richiamano l’attenzione. Ecco la statua, emblema della storia e sua personificazione. È senz’altro una donna affascinante ed eterea ma allo stesso tempo marmorea come le statue classiche, con ciò a rappresentare sincronicamente la vacuità effimera del divenire e del già stato, che attrae proprio per questa insondabilità, per la consapevolezza dell’uomo che non è solo il futuro che ci è ignoto ma anche e soprattutto il passato, a cui possiamo accedere per tentavi, approssimazioni, attraverso ritrovamenti archeologici e supposizioni, tuttavia mai avremo una risposta definitiva, una certezza. Ma oltre ad essere ineffabile ombra è anche marmorea, e tale solidità, possenza, reca in sé la straordinaria contraddizione della storia, non sapremo mai con precisione quale sia il nostro passato ma sappiamo che è stato perché noi siamo ciò che abbiamo, nel tempo, posto in essere, siamo ciò che i nostri antenati hanno, passo dopo passo, costruito, inventato, scoperto. Sulla destra, del medesimo etereo colore, un ammasso culturale, posto lì, quasi come fosse a sé stante. Ma è quello il contenitore della cultura tutta, è la sapienza umana, ciò che ci rende noi, qui ed ora, e ciò a cui l’artista attinge per innovare l’arte, per andare oltre, a guisa dell’uomo che attraverso lo studio del passato fa evolvere la propria specie con scienza, tecnica e, prima ancora, cultura. Il bagaglio del nostro passato è l’armamentario di utensili sapienti che rendono pulsante il nostro esistere, che nutrono di speranza le sorti di ogni essere umano.  Prima di passare all’altra sagoma, al pendolo, è da notare le due catene montuose, di un vivissimo ed intenso azzurro. I monti sono i nostri limiti. La prima catena ha vette che paiono più basse e che sono oramai superate. Sono i limiti e gli ostacoli che i nostri antenati hanno sapientemente varcato per giungere alla conoscenza e raccogliere, come in una biblioteca di sapere, in un museo d’invenzioni e in un prisma di mille bellezze, la loro conoscenza, il loro amore, la loro contemplazione del divino e del Bello. Altra sagoma è il pendolo del tempo, che promana da una luce, una luce orizzontalmente posizionata in sezione aurea e verticalmente al centro del dipinto. Tale luce è Dio, è il divino, è colui che muove il pendolo con un primo tocco, lasciando scorrere i giorni, i mesi e gli anni, i secoli, i millenni, lasciando a noi la scelta, se rimanere caduchi ed inerti o viceversa, consapevoli della caducità, svegli, pronti a cambiare le cose, a provarci, ad osare, per rendere sempre colmo il bagaglio del passato, e non per un nostro fine egoistico, ma per il bene di tutti, per il bene dei nostri contemporanei, per il bene dei nostri discendenti, per non sciupare i doni dei nostri antenati.  L’ocra fa da cornice e delimita l’istante contemplato ma, e qui vi è il percorso maggiore, la via per accedere alla conoscenza, per creare, innovare e preservare. È il rosso del tessuto, il rosso emblema dell’Amore, unica via che travalica tutto ed unica strada per l’evoluzione, la coscienza, la consapevolezza ed il discernimento. Un amore così forte che inonda e domina, che addirittura va fuori del quadro, delimitato dalla cornice ocra, inenarrabile, indipingibile, indescrivibile e presente malgrado tutto. Generatore dell’universo e del tempo e della storia e al tempo stesso ad esso trascendente. All’interno della cornice ocra, ancora, le montagne in alto, che rappresentano i nostri limiti ed ostacoli, quelli ancora da superare, quelli del nostro futuro, quelli da varcare, ma è bellissimo notare come non siano di un pur splendido azzurro intensissimo come i monti del passato ma abbiano sfumature, nere, rosse, rappresentando l’uno le nostre paure e le nostre ombre, l’altro l’Amore, la nostra via d’accesso al futuro, che è la nostra speranza.

 

dottor Giovanni Di Rubba

Manifesto dell’Oltrismo

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Per andare oltre non basta la sola creatività,  ma è la capacità della creatività di divenire cambiare e di superarsi, per raggiungere l’armonia.

L’Oltrismo è un equilibrio in continua vibrazione, posto tra la follia e la razionalità. Come una bilancia in continua altalena, dove in un piatto c’è la follia, e nell’altra la razionalità. E’ quella forza che ci aiuta a superare gli ostacoli della vita, ed a condurci oltre, verso l’armonia. E’ come in natura che dal caos primordiale si giunge sempre ad un equilibrio che non è mai definitivo. I nostri lavori sono il frutto delle nostre scelte, che possono e devono andare oltre verso l’armonia. L’Oltrista è il libero arbitro delle sue azioni nel rispetto della vita che c’è stata donata, nel rispetto della natura che ci ha accolto e dell’ambiente che ci circonda, e nel rispetto di tutti gli esseri viventi, e del nostro pianeta, e dei nostri fratelli terrestri. L’Oltrista non permetterà mai alle proprie insufficienze di recare offesa alle arti. L’Oltrista ha sete di conoscenze per favorire ed aprire il percorso verso l’armonia, con le soluzioni più sagge ed opportune. L’Oltrista non critica le scelte di altri artisti che si esprimono in contrasto con loro, ma prova solo indifferenza verso chi cerca espressioni violente e volgari e offensive pur di farsi pubblicità, noi non commercializziamo il nostro essere, ma lo nutriamo di nuove conoscenze e andiamo oltre, per la nostra strada tutta da scoprire ma benevola e materna. L’Oltrista è convinto di non poter mai superare l’immensa bellezza della natura, ed è ancora più convinto che può convivere con essa e dare il proprio contributo di bellezza ed armonia con grande umiltà.

SAROSSA

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L’Oltrismo si vuole porre all’interno del panorama contemporaneo come un movimento artistico e culturale che guardi all’arte e al mondo intorno a noi in maniera innovativa, superando il proprio punto di vista per andare ad un livello superiore, Oltre..L’Oltrista ha qualcosa da raccontare, e’ qualcuno che non si lascia appiattire e schiacciare dall’incomunicabilita’ dell’epoca dell’interconnessione globale, ma torna a dire la sua, utilizzando un linguaggio diverso e versatile e che vuole raggiungere l’armonia. E’ la ricerca, il ritorno alle radici, il figurativo che richiama il simbolico e l’onirico, l’astratto che interroga, l’emblema che richiama e ricorda. Sfugge alla regola fissa, spazia nel campo della pittura, della scultura, della moda e della poesia, si arricchisce della scrittura, del pensiero, della reciproca stima e condivisione benevola di obiettivi e modi di vedere. L’oltrista e’ colui che non ha paura di richiamare radici storiche e antichi miti ma nella sua opera reinventa il passato in chiave moderna, arricchendolo di significati e connessioni contemporanee e futuriste, al di la’ di schemi fissi e ideologie stereotipate.
Non cerca lo scandalo e lo stupefacente, non vuole essere l’arte contemporanea incomprensibile e poco emozionante, provocatoria sempre troppo e comunque, cervellotica e spesso fine a se stessa… ma ricerca il piacevole, il bello, cio’ che arricchisce l’animo e distende il pensiero, quello che l’artista crea in quanto tale, per un bisogno fremente che lo spinge ad essere artista stesso.
L’artista ha infatti la necessita’ di produrre, di materializzare l’impulso ancestrale che abita in lui stesso, come bere o mangiare, l’arte equivale al respirare.
Floriana D’Auria.

 

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