The Eye of God Nebula

The Eye of God Nebula

 

Autore: Ember Canada

Materia e Tecnica: Oil on Canvas

Dimensioni: 30X40

Commento a cura di: Giovanni Di Rubba

 

“ Honestly, it’s hard for a photo to capture the intense colors of this piece. This painting was inspired off of the actual nebula in space. I love outer space a constant reminder that we are very small and He is so awesome. The fact that He loves us so much!”

Queste le parole della pittricia Ember Canada circa la sua opera “The Eye of God Nebula”. Parole da cui traspare una difficoltà, specchio delle difficoltà umane nel definire l’assoluto, la meraviglia dell’infinito, del creato, dell’altrove. L’Oltrismo è un movimento artistico che cerca l’armonia, la cerca nell’andare oltre. L’uomo è in bilico sull’assoluto e si pone, nel momento in cui fa arte, nella prospettiva contemplativa. Come in questo dipinto. Dipinto che cerca, riuscendoci, non di definire ma di far scorgere un infinito, una presenza divina ordinatrice, un varco verso una dimensione altra ma immanente allo stesso tempo, una prospettiva che va al di là, in un divenire cosmico, in una congiunzione. Ecco, il dipinto intuisce questa congiunzione, questo varco, questa luce, scintilla divina, che si colloca al centro, luminescente ed inesatta ma grandiosamente magnifica, grandiosamente possente nella sua lucentezza siderea. Un astro al centro del varco celeste.

Di contorno sfumature tra il rosso ed il giallo, al centro il celestiale cromatico varco. La luce dei colori, il suono metafisico del cromatismo, che come in un punto altissimo di una sinfonia, all’apice, in sfere altissime, nella inudibile kandinskyana  musica contemplativa raggiunge il punto armonico, ove parole e suono e colore si concretizzano nell’inenarrabile, nell’indipingibile, nell’indescrivibile. L’occhio di Dio, il mistero della sua presenza è il dono fatto all’umanità, quella scintilla siderea in prospettiva armonica nell’auditorio dell’empireo celeste.

“The Eye of God Nebula” è un’opera musicale, dove dal rosso delle passioni si procede ad una ascesa verso colori più tenui, sino a raggiungere le alte sfere del blu e l’occhio di Dio. Dal rosso al blu si si ottiene un viola non presente ma che è l’essenza stessa dell’opera, il tempo, la memoria. Un crescendo che termina con l’esplosione pacata di un armonioso suono, una melodia mai scritta, mai dipinta, mai raccontata. Il fruitore la scorge ma non arriva a comprenderla. Tuttavia si illumina ed accresce, nell’estasi, la sua essenza, il suo essere. Nel momento in cui si sente un granellino sperso d’universo comprende la sua unicità, la comprende nel dono divino, nella scintilla siderea. Comprende il privilegio divino e non è più ingranaggio di un meccanismo, non tassello di un mosaico, ma trasfigura esso stesso nel mistero dell’infinità dell’universo e tende ad esso stesso, all’universo, e scopre, finalmente, che l’intero universo è in lui. Sommo mistero, l’intero universo è in lui, ma lui è solo un granello del suo stesso universo. Scopre l’agostiniano “In interiora homine habitat veritas”, scopre la dolcezza dell’amore, del dono. Scopre che nella “vanitas vanitatum et omnia vanitas” c’è la sua essenza.  Scopre come Petrarca sul Monte Ventoso il passo biblico, e diviene nulla, e si sente nulla, ed al tempo stesso sente nelle sue vene che il tutto è in lui. Una vera opera poetica, una ascesi dantesca, dalle passioni e dalla bestialità umana, in gradazione, verso l’illuminazione.

dottor Giovanni Di Rubba

 

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