Cosmos

the cosmos

 

Autore: Ember Canada

Commento a cura di: Giovanni Di Rubba

 

“It all begins with a journey, stepping out of the darkness and into the Light. This painting represents the call of Eternity. […]Humanity is too lost in the darkness of the world, too distracted by the meaningless to see the signs and beauty of a God who calls them from beyond time and space.”

Queste le  parole della pittricia Ember Canada nel descrivere l’essenza  della sua opera “Cosmos”.

L’essere umano è collocato in uno scenario apocalittico ed è rappresentato in una prospettiva pluridimensionale, ove la Natura si manifesta nella sua essenza più intima e omnicomprensiva. L’omino, in perfetto stile inglese, con bombetta, abito, borsa alla sua destra e giornale alla sinistra è l’emblema di tale umanità. Egli non a caso è rappresentato di spalle, da osservatore, di modo che il fruitore dell’opra possa identificarsi appieno con lui. Scorgiamo tuttavia, pur non vedendolo in viso, una sorta di “attonismo”, una perplessità languente, uno stupore. Egli è ancorato alle sue certezze quotidiane, sulla destra la borsa, che rappresenta il lavoro, il suo, ciò che fa per guadagnarsi da vivere, in una ottica spietatamente consumista, un lavoro che lo ancora nelle sue convinzioni, nel suo mondo, nel suo orto privato da coltivare, nella concezione liberista del lavoro stesso che renderebbe l’uomo libero. Sua certezza, nostra certezza. Alla sinistra un giornale, rappresenta ciò che lui crede al di là dell’orticello privato, della sua proprietà. Ciò che lui crede del mondo. Tutto ciò che gli è propinato dai media, dalla cultura dominante. In un attimo innanzi a lui, attonito, si squarcia il velo di Maya ed egli vede il mondo, l’universo, così com’è, nudo e crudo, è proiettato in una realtà quasi fantastica, quasi immaginifica, ma che è ciò che è, ed è ciò che ha dentro, ed è ciò che abbiamo dentro, ed è il nostro livello percettivo. L’omino è rappresentato nell’attimo stesso in cui innanzi a lui si aprono le porte, nell’attimo in cui sta per guadare il varco. E le certezze propinate precipitano, cadono, i media, internet, la tv, la radio, il senso comune, crollano. Crolla il giornale che aveva alla sua sinistra, crolla ogni certezza.

Ed eccolo lì, sul limite di un continente, sul mondo, sulla Terra, una terra primordiale, quasi una pangea che sta lì per spandersi gettando alla deriva la staticità dell’ancoraggio saldo umano. Su un continente come su di un’isola, con una ramificazione, un sentiero, un ponte terrestre su cui si diramano gli antipodi, ed al tempo stesso gli estremi superiori, come a dire nella Terra di Prete Gianni etiopica, o nella Tule, o nella Mu, o in una nuovissima Atlantide, o ad Alessandria tra libri polverosi e sapienti, o nel Castrum Lucullianum tra alchemici sensi celati, vitriol umano, athanor. Questa realtà sommersa, questo etereismo cosmico , questo esoterismo delle cose, preme per uscire allo scoperto, preme in questa epoca cibernetica, in questa epoca della spiritualità, dell’Acquario, del senso ultimo delle cose. Preme per essere svelata, per mostrarsi rapida e repentina, per esplodere in tutta la sua valenza armonica. Ed è questo il vulcano, il monte gentile, il Vesuvio dell’essenza nostra, il monticello che libera attraverso lo spirito tutto ciò che c’è nell’alma umana. Ed i misteri, e la nostra profondità, ed i segreti. Tutto prorompe, si squarcia in una elegante esplosione. Esplosione che è la nuovissima frontiera, la caduta del passato impolverato e la sua riscoperta nell’autenticità, riscoperta che è anche la nostra autenticità. Noi siamo noi, quindi lo diveniamo. L’omino guarda chi è, chi è davvero, non costretto nelle maglie sociali e propinate, ma ciò che è dentro di sé, che proviene dall’alto ma è comunque in sé, esplode in un furore ritmico. Esplodono tutte le verità. Esplode il senso intimo delle cose.

Questa esplosione da una nostra archetipa Agharti, dall’anima nostra, dai nostri simboli e fantasie e desii autentici esplode. Ma non così, alla rinfusa, con eleganza ed armonia, perché è una esplosione sapienziale, prima ancora intellettiva, prima ancora sensuale, cordica, prima ancora figlia dell’umiltà, la nostra. L’omino ammira l’esplosione di verità intima che è la sua solo perché dà lo sguardo all’universo, così com’è.  In alto infatti è rappresentata la ianua, il varco, il wormhole, l’accesso ad altre dimensioni. Il cosmico etereo costrutto che ci fa andare oltre, oltre noi stessi, oltre i pregiudizi, oltre le certezze, oltre la nostra stessa paura. Un varco che ci conduce al di là di noi ed in noi, l’omino contemporaneo e cibernetico che ascende il Monte Ventoso per raggiungere la sua essenza, per scoprire la sua spiritualità, per scoprire la spiritualità. Per rispondere alla chiamata del divino, che pullula in lui, che pullulava in lui e di cui ora è conscio, di cui ora è consapevole, di cui ora è cosciente. E questo varco, questo wormhole lo apre alla vera concezione del tempo, lo pone innanzi ad una evidenza, l’evidenza della vacuità cronologica, l’evidenza della staticità dinamica, dell’ellissoidità delle cose, di materia e di energia e di ciò che la produce, lume misericordioso, grazia manifesta, bellezza da contemplare, amore smanioso ricercatore di tale bellezza e di tale armonia raggiunta. Andando oltre. Ed il tempo scompare, scopare finalmente, non è relativo. Si apre la vera dimensione cosmica fatta di luce e materia e di organo promanante divino, scintilla vivida in noi perché donataci. Il tempo è smascherato, Saturno divoratore dei suoi figli, dei terrestri lasciati in balia della caducità, ovverossia Krono o Kronos, posto ai margini del dipinto. La maledetta caducità illusoria, l’esistenza stessa del tempo, queste inesistenze che percepiamo crollano. Come l’attualità ed il già stato, come il sarà. L’uomo, l’essere umano, rappresentato dall’omino liberista, non è più un tassello nelle mani della società, è libero, va oltre, al di là, e diviene non ingranaggio di un meccanismo ma persona vera e propria, liberissima, si erge al di sopra di sé per riscoprire l’altro.

In tale scenario quasi apocalittico, dunque, come afferma la pittricia, maestra Ember Canada, “The man is in the process of dropping. He will leave them behind to answer the call of Eternity. A soul transformed by Light, Love and Life”.

 

dottor Giovanni Di Rubba

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