L’Amore e l’Eguaglianza: il Futuro dell’Uomo

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Autore: Ferdinando Todisco

Materia e Tecnica: smalto all’acqua cartapesta ovatta su tela

Dimensioni. 80X70

Commento a cura di: Giovanni Di Rubba

 

 

L’opera del maestro Ferdinando Todisco “L’Amore e l’Eguaglianza, il Futuro dell’Uomo” si proietta in una ambientazione cromatica primordiale e rupestre, dal sentitissimo gusto ancestrale. E per due ragioni. La prima, che è ormai pressoché una costante nelle realizzazioni del Todisco, è la visualizzazione che emerge ictu oculi al fruitore, una realizzazione fatta plasmando le figure, come nella genesi il Grande Artefice, il Creatore, il Dio Sommo Amore, fece con l’uomo, modellandolo a sua immagine e simiglianza. La seconda è di carattere più schiettamente cromatico, l’utilizzo di colori primigeni quali il rosso e sfumature di giallo pone la realizzazione delle figure umane come fossero incise nelle grotte abitate dai nostri lontanissimi discendenti. E ciò è posto in risalto ancor più dalle increspature ed avvallamenti, dalle imperfezioni di contorno che ci conducono nel buio delle origini, nel varco profondo delle caverne, ravvivate da incisioni eccentriche e vividissime.

Emergono due figure adamitiche al centro, due esseri umani, un uomo e una donna, che si tengono per mano, ma i tratti sessuali sono incerti, come a definire un amore che supera ogni limite e barriera. Ipotesi questa confermata dal diverso colore della pelle degli umanoidi. Un amore che tutto vince, perché rende eguali perché simili e non perché individui, macchine, automi, ma proprio perché persone, animali comunitari, che tenendosi per mano rompono ogni sorta di pregiudizio. In basso, a destra ed a sinistra, due feti, simbolo della rinascita e simbolo della rigenerazione, ed emblema del nostro futuro, un futuro tinto di speranza perché nato dall’amore, e che per ciò stesso va oltre. Le figure sono avvolte nella calda placenta materna, che li protegge e ne preserva lo sviluppo, proiettandoli verso un mondo nuovo di cui saranno artefici, creatori, eredi. Una placenta colma di tale materno amore, di un rosso intensissimo, caldo, pulsante, cordico, collocati in basso non per importanza minore ma prorpio perché rappresentano ciò che sarà e, dolcemente avvolti, sembrano essere in una nuvola, quasi come fumetto, perché pensiero, progetto, della coppia.

Il maestro Todisco prospetta una speranza, dà voce alla rigenerazione, alla rinascita, al progresso umano, all’embrione che è il nostro futuro e che è ciò che saremo, e che rappresenta in maniera intensa ed ineluttabile noi, il nostro sigillo, in ogni nuova vita c’è parte di noi ed al tempo stesso c’è novità. La imperfezione della riproduzione! Non generiamo esseri perfettamente uguali a noi ma esseri che conservano parte di noi, e vanno oltre, vanno oltre dando un contributo all’universo con la novità insita nella loro esplorazione del cosmo, del tutto, della natura. Noi siamo parte di noi, e loro sono i veri oltristi, le future generazioni. Coloro che andranno oltre. E nel dipinto è espresso in maniera chiarissima la molla generatrice, il massimo fattore che plasma essenti, li modella, come ha fatto l’artista  con questa opera, ma li lascia in qualche modo liberi, malleabili, a che la forma rimanga ma non sia statica e si modifichi con l’esperienza e con il contatto con gli altri essenti. L’amore genera tutto, come nella stretta di mano tra i due soggetti  e come nell’immago degli embrioni.

Il rappresentarli di colore diverso mostra un elemento aggiuntivo e forse essenziale, cardine, al concetto di eguaglianza. Che il nostro futuro, gli embrioni, ciò che lasceremo, ciò che rimarrà di noi, si modellano accrescendosi in perfezione e migliorando il mondo proprio grazie alla mescolanza di razze, come espresso egregiamente dalla coppia. Più c’è diversità nell’amore più c’è evoluzione, più c’è modificazione, più c’è “errore creativo”.  Vale a dire che l’evoluzione è possibile solo se il corredo cromosomico è vario, più è vario più l’intelletto ed il corpo sono perfetti. Questa la ragione della fallacia di ogni ideologia che propende per un nazionalismo esasperato o per una superiorità.  Esseri troppo simili per caratteristiche genetiche se uniti tendono alla estinzione, a generare abominio, staticità, morte. La mescolanza etnica genera la vera eguaglianza, perché è ella stessa eguaglianza e l’eguaglianza diviene generatrice di esseri  eguali ed evoluti, parzialmente imperfetti e per ciò stesso perfettissime creature. Creature che vanno oltre, verso l’armonia.

 

dottor Giovanni Di Rubba

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